
Conoscere la multiculturalità di Belleville attraverso i racconti di Daniel Pennac è un buon modo di prepararsi alla scoperta di questo quartiere, originariamente industriale, oggi risulta una mescolanza insospettabile di razze, abitudini e culture. Nonostante i cambiamenti e la modernizzazione, a Belleville si respirano ancora gli odori esotici descritti da Malaussene e dalla sua tribù, si incontrano ancora personaggi strani, si passeggia ancora tra chinatown ed i caffé arabi dove moltitudini di uomini oziano fumando il narghilé.
Belleville è anche il centro di un’intensa attività artistica. Incoraggiati dai bassi affitti, molti artisti della scena under hanno scelto questo quartiere per aprire i loro atelier ed hanno contribuito sostanzialmente negli anni novanta affinché il quartiere non perdesse la propria fisionomia schiacciato dai progetti di torri che ne volevano cambiare il volto. Questi artisti , oltre 200, hanno fondato un’associazione nel 1989 e si organizzano ogni anno in maggio per una settimana di “porte aperte”. Ma anche al di fuori dell’evento, si può sempre scaricare la piantina degli spazi culturali e andare girovagando per il quartiere, alcuni infatti sono aperti tutto l’anno e danno la possibilità di aquistare le opere.
Qualche link utile. Sicuramente per una sosta, vale la pena le Vieux Belleville, luogo storico del quartiere, bar bistrò ma anche centro espositivo! Per le novità sul quartiere, teatri, concerti ma anche politica, interventi sociali … per chi legge in francese, purtroppo, il blog di belleville! Alcune splendide immagini sono scattate da Jane Vc.

Oggi allarghiamo i nostri orizzonti culturali e grazie a quelli della Lonely Planet scopriamo che la birra vietnamita non ha preso la strada del Parmisan tedesco o degli Spagheti (con una t perchè all’estero non si usano le doppie) alla bolognese (inguardabili e immangiabili rispetto gli originali), se è vero quello che ci racconta Vivek che le considera una piacevole sorpresa del suo viaggio nel sud-est asiatico.