
Lo spunto viene da una pagina intera che La Stampa dedica a questa particolare costruzione al numero 9 di via Giulia di Barolo e ad Alessandro Antonelli che l’ha progettata.
Se vi trovate a passare da Torino, dopo aver visitato la Mole Antonelliana, ritagliate un po’ di tempo per un’altra opera dello stesso architetto (Alessandro Antonelli, appunto): la Casa Scaccabarozzi, detta anche la Fetta di Polenta.
Il palazzo, 6 piani più 2 interrati, si dice venne costruito più per scommessa che per vera esigenza. Di forma trapezioidale - triangolare molto stretta ha dei lati di bizzarre dimensioni: 27 metri su Via Giulia di Barolo, 5 metri su Corso San Maurizio e solo 70 centimetri di parete dalla parte opposta a quella del Corso.
I balconi e le finestre sono aggettanti come anche i cornicioni. All’ultimo piano si trova un corridoio-ballatoio che corre lungo i lati delle facciate. Nel lato di 70 centimetri, per ottimizzare al massimo lo spazio, Antonelli fece incastrare la canna fumaria.
Il nome ufficiale Casa Scaccabarozzi discende dal cognome della moglie dell’architetto che, oltre a dargli il nome, vi abitò per qualche anno assieme al marito, quando nessuno voleva andare ad abitarci per paura che crollasse essendo per l’epoca un edificio che sfidava le classiche regole in fatto di costruzioni.
Grazie alle sue profondissime fondamenta riuscì a resiste all’esplosione del Polverificio di Borgo Dora nel 1851 che lesionò molti edifici della zona, e al terremoto del 1887 che rase quasi completamente al suolo il quartiere.
Dal 3 aprile la Fetta di Polenta è visitabile e aperta al pubblico, dato che è diventata sede della galleria d’arte Franco Noero.
Orari: dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19. È necessario prenotare.
Foto: zak mc












