
Tra sabato e domenica un incendio ha devastato una delle quattro torri del Castello di Moncalieri, a circa 10 chilometri da Torino. Tutti abbiamo visto in tv le immagini delle fiamme e dei pompieri che cercavano di salvare l’edificio, che però è andato quasi completamente perduto.
Vedendo quelle sequenze mi è venuta la curiosità di capire cosa ci siamo persi esattamente con questo incendio…
Le origini del Castello di Moncalieri risalgono al dodicesimo secolo, quando fu eretta una prima fortificazione per difendere Torino da sud. Nella seconda metà del 1400 fu ampliato da Jolanda de Valois e, sul finire del Cinquecento, da Carlo Emanuele I. Il maniero deve l’impianto attuale alle trasformazioni attuate nel corso del XVII secolo da Padre Costaguta ed Amedeo di Castellamonte per volere di Vittorio Amedeo I e Cristina di Francia.
L’arrivo delle truppe francesi apportò gravi danni alla struttura: venne usato come caserma, ospedale militare e carcere, mentre una zona del parco venne utilizzata come cimitero. Nel 1817, sotto la nuova reggenza di Vittorio Emanuele I, iniziarono i restauri del complesso e le lunghe maniche laterali vennero arredate con grandi quadri raffiguranti le gesta dei regnanti. Fu rifatto lo scalone principale, edificando l’attuale a tre rampe ed affidando le sculture al professore Spalla, il quale recuperò le parti della vecchia costruzione; contemporaneamente vennero modificati gli appartamenti limitrofi; venne inoltre costruita la “Cavallerizza” in fondo del cortile principale.
Il 20 novembre 1849 nel Castello fu firmato il famoso “Proclama di Moncalieri”, controfirmato da Massimo D’Azeglio, con cui il Re scioglieva la Camera dei Deputati e faceva approvare alla nuova Camera il trattato di pace con l’Austria.
Cento anni più tardi, durante la seconda guerra mondiale, il castello fu occupato dai nazi-fascisti, dai partigiani ed infine dagli sfollati. Dal 1948 il complesso fu dato in consegna al I° Battaglione di Allievi Carabinieri “Piemonte” e dal 1991 sono (erano..) stati aperti al pubblico gli appartamenti della Principessa Maria Letizia e quello di Re Vittorio Emanuele II.
foto: arboreus

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I tempi sono duri per i turisti americani colpiti dalla crisi del dollaro nel loro orgoglio e nella loro capacità di spendere. E che i tempi siano duri per i ‘mericani non se ne sono accorti solo ad Amsterdam, dove pare sia difficile trovare un cambia valute che accetti di cambiare dollari contro euro, ma anche a Venezia.