
Mi ero ripromessa, una volta tornata a casa con una connessione internet decente, di cercare maggiori informazioni sul reale motivo per cui il lago Turkana, che giace tra il Kenya e l’Etiopia ed è alimentato dal fiume Omo, venga anche chiamato “mare di giada”. Mentre navigavo sul lago, diretta all’isola in cui, da neppure un mese, si è rifugiata la comunità El Molo in seguito a un cruento attacco della tribù Gabbra (cosa di cui, ovviamente, non si trova traccia sul web, dato l’isolamento della regione -ma a questo argomento e, in generale, alle popolazioni del nord del Kenya, magari, dedicherò un post a parte-) la mia guida mi parlava di frammenti microspici di giada sospesi nelle acque del lago. I cristalli presenti in grande quantità nel lago (che è il più grande lago alcalino del mondo) sarebbero i responsabili appunto del suo colore verde giada.
In realtà le acque cambiano di tonalità con il variare dell’incidenza dei raggi del sole, e vanno dall’argento del primo mattino, al blu profondo, fino al verde giada appunto, passando attraverso tutte le sfumature intermedie. Quello che vi posso dire è che il “mare di giada” è effettivamente di una bellezza stupefacente. Sarà il deserto vulcanico fatto di pietre porose di un colore tra il rosso e il porpora che gli fa da contorno, sarà il cielo limpido e profondo, di quelli che l’Africa sola sa regalare, saranno i villaggi con le capanne rotonde o il sorriso della gente, ma il lago Turkana è uno di quei (pochi) posti che ti rimangono nel cuore al primo sguardo.
La foto è presa a sud di Loiyangalani, davanti all’isola sud, che ora è protetta dall’UNESCO.